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La Civitanova – Sebenico delle prime e delle ultime volte…

Lecce, 27 luglio 2008

C’è grande soddisfazione per il servizio che Fare Vela ha voluto dedicare ad Idrusa e tutto l’equipaggio del Montefusco Sailing Project messo sotto “osservazione” da un inviato speciale: Carlo Marzano che ha fatto parte del team nella regata Civitanova – Sebenico considerata ormai una “classica” del medio Adriatico ed inserita nel circuito “Adriatic Offshore Trophy” dedicato alle imbarcazioni superiori ai 15 metri.

Per Carlo è la prima volta che sale a bordo di un supermaxi per una regata “lunga”. E’ una esperienza del tutto nuova per lui che si è sempre occupato di economia e marketing, nel cimentarsi con le manovre di Idrusa, talmente potenti e maestose da risultare impegnative in ogni condizione. I carichi a bordo sono impressionanti anche a cinque nodi. Ma Carlo se la cava bene, non solo foto e annotazioni ma, anche se nel suo articolo non lo dice, parecchio coffee e manovella.

Era la sua prima volta, ma in questa regata c’erano diverse altre prime volte…

E’ la prima volta senza Poncho Montefusco. Impegnato ai mondiali ad Atene ha ceduto il comando agli amici-armatori Giuseppe Miglietta e Luigi Fersini. Certo, è andata benissimo, l’equipaggio ormai collaudatissimo dà concrete garanzie ma, avete presente quando si esce di casa con l’impressione di essersi dimenticati qualcosa? Beh, è proprio quella la sensazione che tutti provano nello girarsi verso poppa e non vedere la sagoma inconfondibile di Poncho. Comandante e pezz’e core…

Comunque la prima partenza senza Poncho a dettare ritmi e manovre fila via liscia senza problemi e si passa per primi la boa di disimpegno. Il più sembra fatto visto che il vento e le previsioni suggeriscono un bordo lungo fino alla Croazia.

Sei nodi d’aria di bolina Idrusa ne fa nove e mezzo di velocità. Quanto apparente! Il J0 nuovo di pacca è splendidamente regolato a prua e, nonostante la leggerezza (è l’unica vela che si riesce a sollevare a mano da soli) appare potente e performante. La randa sicuramente è alla sua ultima volta. Generosissima nel tempo ha regalato ad Idrusa un filotto di successi lungo due anni ma adesso è prossima alla pensione visto che la nuova è già stesa sui pianali della veleria. Sarà un’altra macchina da guerra: più grande e più tecnologica un filo più magra e con un maggior allunamento.

E’ l’ultima volta della randa e, neanche lo sapesse, decide di ritirarsi dalla carriera con venti ore di anticipo. Uno strappo trasversale lungo tutto la penna la lascia monca e floscia. Ha ceduto il film, una debacle figlia della ricerca tecnologica che spinge la veleria a provare e stressare i nuovi materiali affinché le prossime siano perfette. Ce lo aspettavamo ma con almeno venti ore di ritardo…

L’ultima della randa corrisponde alla prima per l’equipaggio che deve affrontare una situazione d’emergenza. D’un tratto la regata da tranquilla e monotona si trasforma in avventura e, come scrive Carlo Marzano, tutti diventano caparbi e uniti. Una dimostrazione di determinazione, di orgoglio e di capacità.

Sono servite un paio d’ore di rappezzi e cuciture ma alla fine la vecchia randa torna su a fare il suo dovere come nulla fosse e riprendiamo il volo. Nel frattempo manca la randa? Neanche per sogno, un J2 steccato issato lungo la linea di inferitura governato con le scotte spi ed ecco che riabbiamo la randa, magari piccola e di fortuna ma che ci fa fare sette nodi e mezzo…

La notte passa guardando di continuo in alto e tutto fila liscio. Alle prime luci dell’alba comincia il valzer intorno alle isole, isolette e scogli delle incoronate. Le toppe cedono un po’ e allora i prodieri volanti salgono e imbragano la penna tra stecca e stecca con una sorta di terzarolo anomalo. Funziona e Idrusa taglia il traguardo. Prima, ferita e felice.

Alla prossima dunque, a settembre nelle acque del Conero a provare a vincere ancora e ci sarà un’altra prima volta: quella della fantastica immensa nuova randa.

 

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